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King of New York

King of New York, di Abel Ferrara, 1990.

Che  film ragazzi, sono  ipnotizzato, non riesco a  staccarci gli occhi di dosso... l'avrò visto  10 volte  in meno di una settimana. Sono sbalordito.

Un gangsta movie che ha veramente un'anima,  fa impallidire  Scarface, senza scherzi. Un violento  film di malavita che mischia slang, eccessi e clichè del crimine su celluloide con lo stile di una pellicola riflessiva e di alta   classe. Come gli scenari nei  quali  si  muove: dai   peggiori  sobborghi-ghetto dimenticati da Dio alle lussuose suite del Plaza ed ai  raffinati e decadenti luoghi di ritrovo  della upperclass NewYorkese.

Una dolorosa ed epica morte dell'ambizione che coltivano i vari personaggi (e dei  personaggi stessi... per coloro ai quali non piacciono le metafore), che forse è solo il salato conto da pagare per chi osa rovare a dare un significato alla vita.

Non abbiate timori, non abbiate pregiudizi, guardatevi un gangter movie che brilla di luce propria.

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Re: King of New York

sì, un filmone.
la cosa più figa di abel ferrara è il suo senso della morale, mai lineare. i personaggi attraversano ruoli e situazioni alternate che li sbalzano dal bene al male, a volte confondendo l'idea che una persona troppo spesso vuole farsi del punto di vista del regista.
il modo in cui viene esplorata la relazione tra polizia e criminali è secondo me la vera perla di "king of new york", la lotta degli uni e degli altri per arrogarsi non solo il diritto ai soldi ma, cosa più importante, all'autorità morale.

una complessità ed un'intelligenza simile sempre sul discorso della morale la si trova anche in south park.

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Re: King of New York

Già. Effettivamente quello che evidenzi, niz, è forse la caratteristica più peculiare di tutto il cinema di Ferrara. Ne "il cattivo tenente" (altro film da non perdere) è resa in modo ancor più evidente, praticamente esplicito.

Anche ne "l'angelo della vendetta" ("Ms.45" il titolo originale), uno dei suoi primi film si delinea questa specie di "sfocatura morale": la protagonista si vendica per gli strupri subiti, ma perdendo nel contempo buona parte della sua lucidità mentale le vittime sono da lei designate senza una particolare selettività, lasciando la sua figura in bilico fra quella della vittima legittimata alla vendetta e carnefice sangunaria e spietata. Da segnalare la performance dell'attrice che interpreta il ruolo della protagonista: Zoe Lund, una figura brillante e maledetta (morta a 37 anni per overdose), fra l'altro autrice della sceneggiatura del sopra citato "il cattivo tenente".

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